Osservatorio Psicodinamico Riflessioni e Proposte - dott. Luigi Miscioscia

Riflessioni e Proposte - dott. Luigi Miscioscia

RIFLESSIONI E PROPOSTE

Premessa

Mi sono interrogato su questo mio desiderio di tornare a riflettere sul progetto Thalassa e ho scoperto che questo desiderio caratterizza la mia specifica modalità nel prendermi cura di Thalassa.

 

Infatti, sono moderatamente preoccupato per l'andamento della nostra iniziativa e interessato affinché essa possa progredire così come merita.

Ho riletto alcuni testi che sono stati prodotti a partire dalla lettera di Amedeo del 3/5/2010. Ho raccolto anche ricordi, pensieri, emozioni collegati agli incontri, formali e informali, che abbiamo avuto in questi mesi. Ho rielaborato il tutto, col desiderio di costruire il senso di questa esperienza; un senso limitato da una mia personale prospettiva, ma desideroso di opportuno confronto con Voi colleghi.

Perché Thalassa

Le domande che mi sono posto sono queste: perché nasce Thalassa? Quali bisogni intende soddisfare e, soprattutto, perché i bisogni che intende soddisfare creano l'esigenza di fondare un'ulteriore associazione, visto che ce ne sono già tante sul territorio?

Ho trovato, nei testi da noi scritti, una serie di bisogni che Thalassa si propone di soddisfare.

Inizio da quello di Amedeo che costituisce una sorta di manifesto programmatico di Thalassa, datato3/5/10, utilizzato come invito ai colleghi. Da questo testo, riporto le seguenti frasi:

“studio e divulgazione della cultura psicoanalitica”; “bisogno di ricerca e di confronto clinico, tecnico e teorico”; bisogno di uscire dalla “tendenza ad un progressivo isolamento”,da “una formazione fai da te spesso contraddistinta da un confuso eclettismo”; “bisogno di non restare soli e di poter proseguire la maturazione professionale e scientifica in un ambiente in cui sia possibile partecipare a gruppi di studio, svolgere supervisioni, partecipare a seminari e incontrarsi per confrontarsi su temi delicati dell'esperienza professionale”; “raccogliere l'eredità ricevuta dai molteplici e diversi maestri”; “affermare l'originaria idea freudiana dell'inscindibilità delle fasi clinica, teorica e di ricerca”; “contribuire alla formazione e selezione degli psicoterapeuti” ; “alimentare il contatto e lo scambio con il complesso mondo psicoanalitico e scientifico nazionale e internazionale, contrapponendo alle logiche dell'eclettismo o del campanilismo dottrinale una visione pluralistica, dialettica e di ricerca”; “costituire gruppi su temi e progetti di lavoro”; “calendario annuale di riunioni scientifiche”; “formazione permanente dei giovani e dei colleghi più esperti”; “promuovere la comunicazione dialettica tra studiosi di ambiti disciplinari diversi”.

Ho raccolto alcune delle frasi contenute nella lettera di Amedeo, perché mi permettono di mettere in evidenza la densità della proposta Thalassa e l'ambizione in essa contenuta, ambizione che, noi tutti ci auguriamo, di riuscire almeno in parte a realizzare.

Rispetto alla ricchezza degli aspetti sopra riportati, ve ne sono molti abbastanza espliciti e realizzabili attraverso opportuni investimenti di energia, per esempio la formazione permanente, o la dialettica tra ambiti disciplinari diversi e altro.

C'è, a mio avviso, una questione meno evidente ma che ritengo molto importante. Una questione sulla quale si gioca buona parte della qualità di Thalassa.

Cercherò di evidenziarla ponendomi alcune domande.

Che significato possono avere frasi come: “tendenza ad un progressivo isolamento” o “una formazione fai da te”, visto che ognuno di noi appartiene a numerose associazioni ad indirizzo psicoanalitico? Inoltre, in ambito COIRAG, certamente non mancano diverse occasioni per ridurre l'isolamento.

Vorrei qui sottolineare, spero con sufficiente efficacia, quello che, a mio avviso, si presenta come un paradosso della nostra condizione: nonostante l'abbondanza dei contenitori, intesi come associazioni e occasioni di confronto (tra scuola e associazioni varie), resta la sensazione di “isolamento”, un sentimento di solitudine, sembrerebbe, solo parzialmente alleggerita dalle pur tante occasioni di incontro.

Ho motivo di pensare (e correggetemi se per Voi non è così) che il sentimento di solitudine e abbastanza comune e non limitato soltanto ad alcuni di noi.

Se effettivamente le cose stanno in questi termini, allora occorre chiedersi come mai, nonostante la ricchezza delle occasioni e dei contesti nei quali si può discutere e condividere, permane il sentimento di solitudine?

La mia ipotesi (che tenta di rispondere a questa domanda) è che la solitudine che circola è del tutto particolare e fa riferimento al desiderio di ricerca specifico di chi si occupa di psicoanalisi. Il desiderio, come ci ha detto Lacan, è un'istanza centrifuga, al contrario del bisogno che invece privilegia l'appartenenza (istanza centripeta).

La ricerca appassionata ci induce a porre delle domande collegate a curiosità originali e specifiche per ciascuno di noi. Le tre relazioni fino ad ora presentate a Thalassa, fanno riferimento a tematiche diverse, appartenenti alla sconfinata galassia delle questioni di interesse psicoanalitico.

Dunque, il desiderio di ricerca ci conduce all'esplorazione di quei percorsi misteriosi che ci portano ad inseguire, di domanda in domanda, quella parte di esperienza-conoscenza che ci sforziamo di raggiungere e che, qualche volta, io mi auguro, riusciamo a sfiorare.

Questo specifico e individuale desiderio di ricerca, costituisce un “oggetto passione” in grado di trainare emozioni, generare domande, rischiarare percorsi nuovi di esperienza-conoscenza.

Ma, se il desiderio conduce alla individualità e quindi alla solitudine, esso ha altrettanto bisogno di rispecchiamento, riconoscimento, confronto anche critico e dialettico. Il desiderio di ricerca si allontana dalle cose famigliari, esplora i territori sconosciuti, gioisce delle piccole scoperte, ma ha bisogno di “tornare a casa”, per mostrare ciò che ha trovato e per farne dono alla comunità. Nello specifico della psicoanalisi, il bisogno di confronto è anche un elemento salutare (proprio nel senso della salute mentale!) per i rischi delle derive solipsichiche, fenomeno abbastanza comune nella nostra professione e dannoso soprattutto per i pazienti.

La necessità di bilanciare ed integrare il desiderio di ricerca con il bisogno di confronto, costituisce un elemento imprescindibile, un prerequisito indispensabile sia per la qualità della ricerca, sia per l'esigenza di sostenerla attraverso solide basi etiche.

Le parole di Amedeo: “tendenza ad un progressivo isolamento”, “una formazione fai da te spesso contraddistinta da un confuso eclettismo”, evidenziano molto bene la necessità del confronto e il senso etico di responsabilità verso una professione delicata, proiettata verso il futuro anche attraverso l'interesse dei numerosi giovani che ci seguono fiduciosi.

Giungo qui ad evidenziare quello che mi sembra un elemento sintomatico della dinamica gruppale estesa (istituzionale e non) presente sul nostro territorio:

Nonostante le svariate occasioni di incontro, si determina un “progressivo isolamento”.

La creatività individuale (desiderio di ricerca) cerca un confronto (bisogno di appartenenza) che non riesce a raggiungere a causa (io credo) della inadeguatezza dei contenitori.

(Proprio su questo punto vorrei attirare la vostra attenzione.)

Di conseguenza, viene a determinarsi una dinamica sintomatica caratterizzata da ripetizione: si fonda una nuova associazione che successivamente si rivela inadeguata e ciò conduce alla ricerca di un'altra associazione dove finalmente desiderio e bisogno possano trovare entrambi accoglienza.

Puntualmente questo non accade, tranne alcune momentanee eccezioni, ed allora il ciclo si ripete.

Questo fenomeno che sto provando ad evidenziare, resta abbastanza mimetizzato, perché l'associazione che ha fallito nel suo scopo, non cessa di esistere (ad eccezione di quanto avvenne per il GIP) ma continua a restare come un guscio vuoto, un contenitore depauperato della vitalità del desiderio e ripiegato su un bisogno di appartenenza divenuto mortifero.

Penso che ciò si determini proprio per la difficoltà di dialettizzare desideriobisogno. Infatti entrambi sono elementi insaturi, dotati di energia propria, strutturalmente conflittuali come il polo positivo e negativo di una calamita. Mentre il desiderio tende a saturarsi nel narcisismo individuale (non sempre negativo), il bisogno tende ad annullare l'individualità, massificando l'appartenenza.

Se la qualità di un contenitore (intendo il dispositivo gruppale delle menti al lavoro) non consente l'adeguata interazione tra desiderio e bisogno, si viene a determinare quello squilibrio che possiamo osservare come impoverimento di risorse emozionali ed ideative nel corso degli incontri seminariali, impoverimento evidenziabile anche attraverso una partecipazione ridotta e discontinua. Questo fenomeno gruppale tacitamente ci comunica che il desiderio dei partecipanti è assorbito altrove.

La mia moderata preoccupazione, giustificata dalla discontinuità della partecipazione nel numero e nella costanza delle presenze, mi suggerisce che Thalassa corre il rischio di non funzionare adeguatamente, rendendo plausibile l'angoscia abortiva più volte espressa da Amedeo.

Da parte mia ritengo che emozioni come l'angoscia e la preoccupazione possano trovare un uso virtuoso, attraverso una rafforzata consapevolezza delle difficoltà di Thalassa. Tale consapevolezza potrà condurre ad un'adeguata attenzione e ad un adeguato investimento di energie a sostegno della qualità e vitalità del progetto.

La qualità possibile

A mio modesto avviso, oggi Thalassa ci offre l'occasione e la sfida di interrompere la ripetizione sintomatica. Questo evento, tutt'altro che scontato, sarà possibile solo a patto di riaccogliere di volta in volta l'istanza centrifuga del desiderio, impedendo che essa si spenga sotto il peso dell'appartenenza. L'auspicabile obiettivo potrà realizzarsi a partire dalla qualità del motoreelaborativo costituito dal gruppo seminariale. La qualità del lavoro che esso potrà esprimere, non può essere affidata alla casualità ma deve essere progettata e condivisa negli elementi strutturali (le parti metalliche del motore) ed energetici (il carburante per alimentare il ciclo di lavoro). Per uscire dalla metafora, si potrebbe dire che, per esempio, la scelta di proporre tematiche sul desiderio personale di ricerca, garantirebbe l'apporto di entusiasmo da parte del relatore (così come è avvenuto negli incontri già effettuati), mentre gli ingranaggi in movimento potrebbero riguardare vari aspetti come, per esempio, la conduzione del gruppo di lavoro nel momento seminariale. Questa funzione mi sembra particolarmente importante perché consentirebbe una più efficace emersione e focalizzazione degli interrogativi, nonché l'esplicitazione delle prospettive individuali di senso espresse dai partecipanti (contributi preziosi da parte dei partecipanti che potrebbero successivamente essere messi per iscritto).

Thalassa nasce come gruppo libero, non vincolato da interessi forti di tipo istituzionale, così come avviene con la scuola. Ciò che potenzialmente può far legame è l'opportunità di collocare il proprio oggetto passione all'interno di un contenitore che ne accolga e ne accresca le qualità. L'oggetto passione può crescere, progredire, legittimarsi all'interno di un gruppo capace di esaltarne le caratteristiche. Questo non ha il significato di una esaltazione celebrativa.

Se il lavoro di gruppo procederà al meglio, il tema proposto verrà decostruito e l'autore riceverà una serie di rimandi, anche dolorosi, ma che potranno risultare estremamente preziosi per l'apertura di varie possibili nuove prospettive. La riuscita di un lavoro di gruppo, nella modalità intersoggettiva delle menti al lavoro, si misura attraverso l'effetto sorpresa dei possibili stimoli evocati. Ciascun partecipante è portatore di vertici di osservazione, caratterizzati dalla originalità dell'idioma soggettivo (Bollas) e dalla specificità del proprio percorso esistenziale e formativo. Se l'estensore del testo proposto, ha come riferimento determinati autori e determinate esperienze, il gruppo dei partecipanti darà l'occasione di ricevere sollecitazioni da altri autori e altre esperienze. E' in questo modo che l'istanza individuale del desiderio (oggetto passione) potrà collegarsi, mettersi in rete con la cultura espressa dai partecipanti e condizionata anche dall'appartenenza territoriale. Può essere, questo, un buon modo per alleggerire la solitudine territoriale, nella speranza che la riproposizione delle curiosità individuali (oggetti passione), attualmente disperse nella frammentazione, possa facilitare l'emersione e l'esplicitazione della comune matrice culturale dalla contemporaneità che ci appartiene.

Per la specificità che sembrerebbe assumere Thalassa, data l'eterogeneità dei partecipanti e quindi la riduzione della possibile affinità (varie appartenenze teorico formative in partecipanti giovani e non più giovani), è necessario che l'attenzione venga posta sui confini culturali ed esperienziali espressi da ciascuno dei partecipanti. Affinché le diversità non producano scissioni, occorrerà sostenere una dimensione di lavoro moderatamente conflittuale, capace di produrre conoscenza a partire dalla differenza.

La conduzione del gruppo di lavoro, nell'ambito del seminario, avrà un ruolo importante nel facilitare l'emersione degli interrogativi che sottendono la ricerca e nel favorire la verbalizzazione dei vertici individuali relativi ai partecipanti. Un processo intersoggettivo basato sulla plurivisione, implica un contesto democratico che valorizzi ogni partecipante.

Opportuno sarebbe, a mio avviso, anche l'invito alla scrittura. Ogni partecipante, se lo desidera, potrà inviare un proprio contributo di commento critico o approfondimento tramite mail. I vari contributi potrebbero essere raccolti e messi insieme in testo digitale ed eventualmente cartaceo (si potrebbero ottenere delle dispense e materiali per l'eventuale pubblicazione).

Un piccolo esempio personale

Desidero qui illustrare, molto brevemente, ciò che ho ricevuto dalla presentazione del mio scritto (Inferno tiepido) sulla riabilitazione psicosociale.

Mi ha colpito la valenza passionale del discussant (dr. Guario), che mi ha rimandato l'importanza della questione e la sofferenza in essa contenuta (anche da parte degli operatori della riabilitazione).

Son rimasto sorpreso, al contrario, dalla assenza di rimandi teorici (elemento che mi sta particolarmente a cuore). Ciò mi ha confermato nella convinzione che la riabilitazione psicosociale è, ancora oggi, un'entità non definita, mascherata da una variegata e confusa varietà di prassi lavorative poco pensate. Mi rendo conto, tuttavia, che il tempo ridotto e il setting di lavoro, non ha consentito l'emersione di ulteriori osservazioni solo appena accennate (per esempio da Amedeo e da Filippo). Anche per questo motivo, credo, dovremo curare maggiormente la conduzione e i successivi rimandi scritti.

Alcuni aspetti pratici, per concludere

Nel prossimo futuro, la mia proposta è quella di lavorare insieme per lo statuto della futura associazione Thalassa. Mi darei i tempi necessari per riflettere, condividere, dibattere e negoziare sui principi ispiratori del progetto Thalassa, in modo che l'iniziativa possa gradualmente assumere una identità sufficientemente chiara e riconoscibile.

Questa identità è tutt'altro che scontata e, a mio avviso, non facile da costruire. Occorrerà molto impegno.

Occorrerà anche molto impegno nella progettazione e costruzione degli organismi gestionali di Thalassa (per esempio il comitato scientifico e la segreteria).

Credo che il tutto dovrebbe incarnare una funzione superegoica leggera a sostegno della creatività e della libertà di pensiero. Tutto ciò non passa attraverso la superficialità, ma attraverso la sfida della complessità, per giungere alla semplicità come complessità risolta (Brancusi).

Il lavoro sullo statuto, sui principi ispiratori e sugli assetti organizzativi, dato che richiederà il tempo necessario, potrà procedere contemporaneamente alla prosecuzione dei seminari.

Proporrei, per il 2011, un calendario di incontri seminariali con relatori e discussant. Parallelamente si potrà procedere alla costruzione dello statuto per arrivare, presumibilmente a fine 2011, alla costituzione legale dell'associazione.

Nel periodo di transizione affiderei la gestione dell'iniziativa al gruppo ristretto, da noi costituito, opportunamente legittimato nella prossima assemblea.

Un caro saluto

28/12/2010                                                                       Luigi Miscioscia

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