Recensione di “Rotture Evolutive. Psicoanalisi dei breakdown e delle soluzioni difensive” di Anna Maria Nicolò (Raffaello Cortina ed., 2021).

Recensione di “Rotture Evolutive. Psicoanalisi dei breakdown e delle soluzioni difensive” di Anna Maria Nicolò (Raffaello Cortina ed., 2021).

Autrice: Maria Antonella Bolzano*

* Psicoterapeuta per l’Età evolutiva a orientamento psicodinamico (C.I.Ps.I.A), cultore della materia presso la cattedra di Psicologia Dinamica e presso la cattedra di Modelli di Intervento su Individui e Relazioni.

marinellabalzano@gmail.com

Che la psicoterapia con gli adolescenti abbia delle sue specificità è un fatto ben noto ai terapeuti dell’età evolutiva che quotidianamente si confrontano con le sfide insite in questa fascia d’età.

Attraverso la scrittura di “Rotture evolutive”, Anna Maria Nicolò offre preziosi vertici di osservazione con i quali approcciarsi al mondo adolescenziale dal punto vista clinico ma non solo.

A partire dal titolo, l’Autrice offre una chiave di lettura che attraversa tutto il volume: l’adolescenza è un momento di “rottura”, una fase della vita che si struttura come un laboratorio esperienziale che ha compiti evolutivi ben specifici. Questi possono essere sintetizzati in tre grandi macroaree: l’integrazione della sessualità e delle nuove trasformazioni corporee, l’individuazione-separazione dal passato, dal corpo e dagli oggetti parentali infantili con il lutto evolutivo che ne consegue e, infine, l’integrazione dell’aggressività e la trasformazione dall’azione al pensiero simbolico. Blos (1979) e Jacobson (1954), a tal proposito, parlano di ristrutturazione dell’identità evidenziando così la transitorietà di questa fase che si pone anche come agente organizzatore della mente che permetterà, poi, l’accesso all’età adulta.

Questi processi possono andare incontro a ostacoli di varia natura nel loro sviluppo e dar vita a ciò che molti autori hanno definito breakdown evolutivi e che la Nicolò definisce più propriamente rotture o crisi evolutive, per sottolinearne il potenziale trasformativo. Considerare i nodi evolutivi fase-specifici è fondamentale per avere una bussola che orienti nel mare magnum della diagnosi in adolescenza, durante la quale i meccanismi di difesa che si ergono contro il crollo evolutivo potranno essere facilmente confusi, se interpretati col filtro della diagnosi con gli adulti, con funzionamenti psicotici o come spie di una patologia grave.

Sul piano intrapsichico, dice la Nicolò, il breakdown esplode nel momento in cui l’adolescente non è capace di far fronte ai compiti e alle sfide evolutive su citate e si ritrova minacciato da sensazioni che diventano travolgenti anche a causa del fatto che si interfacciano con una personalità non ancora integra. Dice l’Autrice: “Anche se trova nel corpo uno dei suoi principali punti di fallimento, la rottura è il momento in cui si coagulano numerose altre vicissitudini, come l’impossibilità di stabilire flessibili frontiere del sé e costruire la propria individuazione, le dinamiche transgenerazionali, il fallimento dello schermo protettivo, l’impossibilità a effettuare il lutto degli oggetti parentali, insomma tutti gli ostacoli alla soggettivazione (Cahn, 1991, p.103, 1998) e, non ultima, l’elaborazione del rinnovato complesso di Edipo.” (Nicolò A.M., p. 57, 2021).

Di fronte a ciò, un clinico sufficientemente buono dovrà valutare l’organizzazione e la coesione del Sé e, dunque, le capacità di integrazione, la quantità e la qualità dell’eccitazione che incontra nel momento della rottura, la capacità di pensare a queste nuove esperienze e, in ultimo, la risposta ambientale dell’Altro nel presente. Quest’ultimo punto è di particolare rilevanza perché, se la psicoanalisi classica caldeggia il lavoro clinico con i familiari dei pazienti solo durante un’età infantile per poi confinare i genitori al di là della stanza delle parole, la Nicolò pone l’accento sull’importanza del lavoro con la famiglia dell’adolescente. Il lavoro con i genitori si pone come obiettivo quello di considerare le identificazioni alienanti transpersonali e transgenerazionali di cui l’adolescente è stato o è oggetto e che ostacolano il suo processo di soggettivazione. In questo senso, dunque, anche gli esordi psicotici possono essere visti come spie di organizzazioni di legami traumatici che caratterizzano l’ambiente fin dall’origine e influenzano la futura identità del soggetto a causa di identificazioni alienanti che colonizzano la mente dei figli e impoveriscono il Sé.

La patologia, in adolescenza più che mai, si considera a buon diritto transpersonale poiché “implica non solo il livello intrapsichico e interpersonale del funzionamento ma anche quell’area delle comunicazioni inconsce primitive, agite o somatizzate, luogo del transgenerazionale e delle difese transpersonali caratterizzato dall’inibizione al pensare, dalla tendenza al concreto e all’agire, e luogo di trasmissione di segreti e traumi non elaborati.” (ivi, pag. 58).

Oltre alla mente e all’ambiente, grandissima importanza riveste anche il corpo. Sul corpo dell’adolescente si è detto tanto e l’Autrice, ripercorrendo la letteratura su questo tema e attraverso l’analisi di casi clinici, sottolinea come una mancata integrazione tra l’investimento libidico del proprio corpo infantile mediato dalle esperienze sensoriali/sensuali delle cure materne e di quello sessuato della pubertà possa dar luogo a patologie che investono il corpo: il self-cutting, i disturbi alimentari, vissuti legati alla dismorfofobia.

A tal proposito, una menzione di riguardo merita il capitolo “L’enigma transgender” nel quale l’Autrice affronta i numerosi interrogativi che percorrono la clinica attuale sulla costruzione dell’identità di genere in adolescenza e come questa possa essere legata al conflitto pubertario.

Tutte le disquisizioni e gli interrogativi del volume sono attraversati dall’analisi di casi clinici trattati in terapia o in supervisione. Accostarsi alla porta del terapeuta è utile al lettore: il lavoro analitico individuale è spesso foriero di interrogativi e quesiti solitari e trovare, tra le pagine del volume, le stesse domande e cercare fra i casi clinici narrati i volti dei propri pazienti conforta il clinico che avrà quasi la sensazione di dialogare attivamente con l’Autrice.

È, forse, questo, il maggior merito di Anna Maria Nicolò: aver scritto un libro che parla direttamente ai clinici, averlo fatto con una scrittura attiva e partecipe che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine.

E, proprio perché si rivolge ai terapeuti, non può mancare una riflessione su quale sia il ruolo dell’analista con gli adolescenti. Di fronte alla fluidità e alla potenzialità trasformativa insita nelle crisi e nelle rotture in adolescenza, il terapeuta può contribuire alla loro ridefinizione in senso costruttivo ponendosi oggetto evolutivo e soggettualizzante. Questo, ovviamente, non può avvenire senza una relazione di fiducia che aiuti a rifornire i ragazzi di speranza per il futuro, di ridare una direzione alla loro spinta vitale, di rimetterla nel movimento. Dice la Nicolò: “La persona dell’analista e la sua posizione nel setting sono fondamentali per la ripresa della speranza. […] Nella mia esperienza con questi pazienti, la partecipazione emotiva dell’analista, la sua condivisione dei vissuti angosciosi del paziente modulata dalla capacità di holding dell’analista, a volte supportata dalla sua capacità di pensiero e a volte invece caratterizzata dalla sua capacità di attendere e interrogarsi, è la cosa più importante. Nelle situazioni più fortunate, l’analista associa per due, sogna per due, simbolizza per se stesso e per l’altro e inoltre dispone la sua mente verso l’emergere di aspetti inconsci e imprevedibili. In questa prospettiva, il funzionamento psichico dell’analista è parte integrante del processo e del materiale.” (ivi, pag. 120).

La terapia ha, dunque, il compito di attrezzare uno spazio e un tempo per curare e restituire futuri pensabili, bonificati e possibili, capaci di riorganizzare la speranza e temperare il dolore per i lutti e le rotture subite.

Riferimenti bibliografici.

BLOS, P., (1979), L’adolescenza come fase di transizione. Aspetti e problemi del suo sviluppo. Tr.it. Armando, Roma, 1988

CAHN, R., (1998), L’adolescente nella psicoanalisi. L’avventura della soggettivazione. Tr. It. Borla, Roma, 2000

NICOLÒ, A.M., Rotture evolutive. Psicoanalisi dei breakdown e delle soluzioni difensive, Cortina, Milano, 2021

JACOBSON, E., (1954), Il Sé e il mondo oggettuale. Tr.it. Martinelli, Firenze, 1974.

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